martedì, 13 ottobre 2009,23:06

Credo sia la prima volta che viaggio in prima classe.
Si sta larghi, in relativo silenzio. Il paesaggio scorre fuori veloce. C'è il sole. Di fronte siede una donna sulla cinquantina, accanto a lei un ragazzo e un libro di John Fante. Più a sinistra due uomini, e un computer. Si sente la radio in filodiffusione. Ho capelli pietosi, e un abbigliamto davvero casual(e)...la prossima volta mi organizzo meglio. Magari la giacca...ora la indosso. Già la prima fermata: Livorno. Sono le 3 e mezza, siamo un po' in ritardo. Si vede il mare.
Reduce da due giorni intensi quanto statici. Non ho visto granché della città, se non qualche Ipercoop e tanta polvere. E' che ho dovuto trasformare un accampamento in una camera con (quasi) tutti i comfort.
Qui dentro fa piuttosto freddino, una temperatura che concilia il sonno. La prossima volta porto anche un lettore mp3. Al lavoro non mi va di pensarci, mi impongo il relax della domenica pomeriggio.
Concludo la settimana con  tanti interrogativi a cui darò risposte a breve. Lascio decidere al tempo alcune cose, per altre dovrò metterci un po' del mio. Il mare è calmo, e con lui le cose intorno.

sabato, 29 agosto 2009,00:20

Sono tornata. Siamo tornati.
Dal secondo segmento di vacanze.

Questa volta con una consapevolezza diversa, di 'non (semplice) ritorno'. Ci si allontana forse definitivamente da certe routine familiari, ma "la felicità è desiderio di ripetizione". E chissà quando avremo di nuovo il tempo di farci accogliere dal caldo abbraccio pugliese.

Sono in atto trasformazioni, migrazioni, elucubrazioni.
La quiete prima della tempesta. O sarà solo una mareggiata, che smuoverà a nostro favore acque per ora ancora sconosciute.

E magari fra un anno saremo di nuovo lì, a raccontar loro cosa ci è successo nel frattempo, più adulti e più consapevoli di come va il mondo.  E vedremo una nuova piccola vita fare amicizia con il mare, e parleremo di amore e bollette da pagare, e mangeremo pesche e angurie intorno allo stesso tavolo, facendo discorsi vecchi, immaginando prospettive nuove.

Panta rei. E se non ci è possibile percorrere all'infinito un cerchio, confidiamo almeno in una dolce spirale.




sabato, 08 agosto 2009,18:17






"...la Danimarca possiede una grandiosa, impalpabile risorsa naturale: l'estate. L'estate viene in Danimarca come un caldo abbraccio."

 

James Stewart-Gordon
La Danimarca, paese felice


Speriamo...


domenica, 28 giugno 2009,11:05

Durante un  pomeridiano zapping compulsivo, ieri sono incappata in uno speciale dedicato a Michael Jackson, su MTV. Stavano trasmettendo il video di We are the world.

Così, ripensando al prof di sociologia, che diceva che lui il Festivalbar non lo seguiva per le canzoni, ma per studiare il ‘fenomeno’…sono rimasta a guardare un bel po’ di video. Il successivo è stato Liberian Girl (1989), che mi ha subito palesato – se ce ne fosse stato bisogno - il peso di Michael Jackson nello star system americano in quegli anni. Protagonisti del video sono i principali personaggi televisivi (e non solo) in voga al tempo: ho riconosciuto i Jefferson, Hulk, Whoopy Goldberg, John Travolta, Spielberg... Michael Jackson compare solo alla fine, come deus ex machina, figura aliena e senza tempo. Già fuori dal mondo ordinario.

Poi è stata la volta di Don't Stop 'Til You Get Enough (1979), un tuffo indietro di dieci anni.  Qui l’ho trovato davvero bello, nel suo essere ancora immacolato: capelli e lineamenti ancora pienamente afroamericani, in smoking, sorriso smagliante, movimenti puliti. Candido.

Poi Bad, del 1987, dove compare già un pò plastificato, truccato, sbiancato. Ma non si può far a meno di rimanere ipnotizzati, la sua immagine buca lo schermo. Non c’è storia.

Infine è stata la volta di You are not alone. E qui c’è davvero da impressionarsi. Il video è del 1995. Michael Jackson in alcune scene compare quasi nudo, completamente glabro, bianco fantasmatico, tratti assolutamente femminei, capelli che più lisci non si può. L'involuzione è completata.

Nel guardare anche altri video provavo via via tenerezza per un artista (e mi astengo dal parlare dell’uomo) la cui aurea di candore era inversamente proporzionale ai suoi tentativi di diventare etereo. Sicuramente mal consigliato, sicuramente fragile, sicuramente sempre più solo nel voler sfidare le leggi della natura e del buon senso.  In pasto ai media che probabilmente hanno contribuito a trasformarlo in un'icona bidimensionale, forse assecondando il suo desiderio.

Il mondo piange Michael Jackson, io no.
Non piango la persona, rimpiango l’artista. Ma lo rimpiangevo già in vita.

Rimpiango il Michael Jackson che non è mai stato.



giovedì, 11 giugno 2009,00:37

lunedì, 08 giugno 2009,20:32



 
A Somali refugee woman holds her infant as she waits for supplemental food distribution at a clinic run by the medical charity Medcins Sans Frontieres

sabato, 06 giugno 2009,11:26


COPENAGHEN
venerdì, 29 maggio 2009,00:27

"Ragazzino, mò che vedi tua mamma dille così: ha detto una signora, ma perché da giovane non ti sei fatta sterilizzare?"


Questo avrei detto al teppistello che insieme all'amico stasera si è fatto le scale mobili a quattro a quattro, per arrivare in cima e bloccarle. Con tutti noi sopra, giovani e anziani, di ritorno da lavoro, visite mediche, servizi vari. Stanchi e accaldati.

La mamma degli scemi è sempre incinta.





martedì, 26 maggio 2009,23:36

Non saprei spiegare perché certi incontri mi illuminano dentro, mi fanno sorridere il cuore.

Come oggi, che ho viaggiato sul treno metropolitano guidato dal più bel macchinista che conosca. Bello dentro e fuori. Il mio dottor macchinista preferito, che ultimamente vedo troppo di rado, e che oggi guidava il mio treno, quello che mi porta a lavoro.

Una piccola corsa sul binario sbracciandomi per salutarlo, poche parole e poi ognuno di nuovo per la sua strada.

Gli incontri inaspettati sono sempre un bel modo di iniziare la giornata.
 



sabato, 23 maggio 2009,00:07
E' così che mi sono sentita fino a circa...un mese fa, a lavoro.

Convinta di non portare 'valore aggiunto', ma di starci per simpatia, perché in qualche modo servivo. Manovalanza. Perché queste cose non le avevo mai fatte prima, non le avevo nemmeno mai trovate in quegli interessanti quanto di fatto inutili libri universitari.

Poi pian piano ho imparato, e ho capito che stavo migliorando, che mettevo a frutto, ma sempre con il timore di non essere all'altezza. Troppa lentezza per i miei standard. La secchiona arranca, e questo non può far parte del personaggio - almeno non per troppo tempo.

Ora è passato un anno. Ci è voluto un anno per cominciare a muovermi con più disinvoltura nello sconfinato mondo del web, sebbene continui ad andare ancora con i piedi di piombo.
Ci è voluto un anno per cominciare ad essere meno impacciata, per imparare l'arte dell'incastro, e per riuscire a metterci del mio, senza limitarmi ad eseguire. Ci è voluto un anno e non me ne sarei nemmeno accorta se non me lo avessero fatto notare. Così fra qualche giorno avrò un contratto nuovo, per un altro anno.

Che vuol dire tutto e niente. Forse fra sei mesi si cambia vita, città, si ricomincia da capo. Di nuovo un pesce fuor d'acqua. Proprio adesso che cominciavo a sentire finalmente mio questo "far cose con le parole".